4 giugno 1783: il primo UFO identificato

Una storia di camini
L'idea di un uomo che vola come un uccello ricorre nella storia, con la leggenda di Icaro e le macchine volanti di Leonardo da Vinci. Tuttavia, solo nel XVIII secolo, grazie all'invenzione di questi due fratelli, il mito divenne realtà.
Joseph ed Etienne Montgolfier erano figli di un fabbricante di carta che viveva nell'Ardèche, un dipartimento nel sud della Francia. Rifiutarono l'attività di famiglia e si dedicarono a molti altri interessi, tra cui le scienze.
Una notte d'inverno del 1782, Joseph era in viaggio verso Avignone. Seduto davanti al camino di una locanda, stava leggendo un articolo di giornale sull'assedio di Gibilterra (1779-1783), che spiegava l'impossibilità di inviare provviste di cibo o acqua a chi si trovava lì.
Mentre osservava il fuoco e il fumo salire, pensò che la soluzione per trasportare i rifornimenti fosse la consegna per via aerea. Prese quindi un piccolo cubo di taffetà e lo tenne sopra il fuoco. Il cubo iniziò a riempirsi d'aria calda e alla fine volò via sotto lo sguardo sbalordito della locandiera. Era così nata la mongolfiera: non restava che metterla in pratica.
Tentativi ed errori
Una volta tornati nella loro città natale, Joseph e suo fratello iniziarono a lavorare al primo pallone gigante, che riuscirono a far volare fino a 30 metri di altezza. Sperimentarono numerosi materiali per il pallone e combustibili per alimentare il fuoco. Una notte, mentre provavano il pallone, provocarono persino il panico tra i vicini, convinti che una fiamma rossa in cielo non potesse essere altro che un segno del diavolo.
Per effettuare più prove adeguate in pieno giorno, i fratelli iniziarono a fare diversi tentativi durante il giorno, ma cominciarono a temere che qualcuno rubasse loro l'idea. Decisero così di riunire i rappresentanti delle autorità del Vivarais e di organizzare una dimostrazione pubblica. La dimostrazione si tenne il 4 giugno 1783 davanti a un pubblico sbalordito dal volo di un pallone di 800 metri cubi, che salì a oltre 1.000 metri e percorse 2 km prima di tornare a terra dieci minuti dopo.
Una mania e una tragica fine
L'impresa fu così straordinaria che tutti ne parlavano e la notizia raggiunse presto Parigi. L'Accademia Reale delle Scienze ne fu tanto colpita da invitare i fratelli a tenere un discorso davanti al re.
Il 19 settembre 1783, a Versailles, Luigi XVI assistette non solo al primo volo in mongolfiera della storia, ma al primo volo mai registrato! Dopo aver verificato che l'ascesa fosse sicura per gli organismi viventi, misero nella navicella una gabbia con un gallo, un'anatra e una pecora e la lasciarono volare. Gli animali furono poi recuperati sani e salvi dopo l'atterraggio della mongolfiera.
Il primo volo umano ebbe luogo il 21 novembre dello stesso anno. Jean-Baptiste Réveillon, Jean-François Pilâtre de Rozier e Giroud de Villette furono i primi esseri umani a volare. La mania era incontenibile e tutti a Parigi si precipitarono sui tetti della capitale per guardare il pallone passare. I tre uomini atterrarono sani e salvi: il volo fu un successo!
Nonostante il successo, la mongolfiera ebbe anche momenti tragici. Il 15 giugno 1785, Jean-François Pilâtre de Rozier, accompagnato da un amico, intraprese il primo tentativo di attraversare la Manica in mongolfiera. Purtroppo, però, pochi minuti dopo il decollo il pallone si sgonfiò, uccidendo all'istante entrambi i passeggeri. Così, il primo uomo a volare in mongolfiera fu anche il primo a perdere la vita in un incidente aereo.
Da allora, la mongolfiera iniziò lentamente a perdere il suo fascino. Fu utilizzata come mezzo di osservazione nelle battaglie rivoluzionarie, ma venne presto abbandonata, in particolare da Napoleone, che la riteneva troppo limitante. L'impossibilità di dirigersi in direzioni precise la relegò, all'inizio del XXI secolo, molto indietro rispetto all'aeroplano come mezzo di volo.
Pur non facendo più parte della scena pubblica, la mongolfiera continuò ad alimentare i sogni e l'immaginazione di tutti, ispirando persino il primo romanzo di Jules Verne, «Cinque settimane in pallone».

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