11 gennaio 1886: primo campionato mondiale di scacchi

La leggenda delle origini
Le origini più note degli scacchi risalgono al mondo arabo. Un re indiano, desideroso di vincere la noia, promise una ricompensa a chiunque gli avesse presentato un gioco capace di intrattenerlo. Un saggio di nome Sissa gli propose il gioco degli scacchi. Il re ne fu entusiasta e chiese al saggio cosa desiderasse in cambio. Sissa gli chiese di posare un chicco di riso sulla prima casella, due sulla seconda, quattro sulla terza e così via, raddoppiando ogni volta la quantità di riso.
Il re ritenne la ricompensa piuttosto modesta e accettò. Tuttavia, dopo aver fatto rapidamente i calcoli, i consiglieri del re si resero conto che la richiesta era impossibile da esaudire: sull’ultima casella della scacchiera sarebbero dovuti finire «2 alla 63ª» chicchi di riso, ossia oltre nove miliardi, per un totale di più di 400 miliardi di tonnellate di riso.
Questa leggenda mette in luce l’inconcepibile numero di mosse possibili durante una partita a scacchi. Nel 1950, la matematica Claude Shannon decise di calcolare il numero delle possibili varianti di una partita di sole 40 mosse. Il risultato dei suoi calcoli fu 10 alla 120ª potenza, ovvero 1 seguito da 120 zeri (un miliardo è 1 seguito da 9 zeri). Questo numero è oggi noto come «numero di Shannon». Per capire cosa significhi davvero, basti pensare che il numero di atomi osservabili nell’universo è pari a 6 alla 79ª potenza.
La storia
Gli scacchi sono un gioco originario dell’India. Si diffusero rapidamente in Medio Oriente, dove divennero molto popolari. L’espressione «scacco matto» ha una doppia origine: in persiano «sah mata» (il re è indifeso) e in arabo «Ash'aah maat-aa» (il re è morto). Il gioco raggiunse l’Europa intorno al X secolo, dove si diffuse rapidamente. All’epoca esistevano due varianti del gioco: una si giocava con i dadi, l’altra senza. La versione con i dadi attirò ben presto l’attenzione della Chiesa, che condannava i giochi di questo tipo. Inoltre, nel 1254, il re di Francia Luigi IX, detto il Santo, decretò che tutti i giochi di scacchi con i dadi fossero vietati nel regno di Francia. In seguito a questa nuova legge, la versione con i dadi scomparve e gli scacchi senza dadi poterono diffondersi.
Verso la metà del XVII secolo, il gioco degli scacchi subì numerose trasformazioni prima di diventare quello che conosciamo oggi. I pezzi vennero occidentalizzati: il visir divenne la regina, l’elefante l’alfiere e la torre sostituì il carro.
Anche i pezzi acquisirono maggiore potere: prima potevano muoversi di una sola casella per volta, ora potevano spostarsi di più caselle. Questi cambiamenti resero il gioco molto più dinamico e aprirono la strada a molte più possibilità.
Grazie a queste modifiche, gli scacchi divennero più democratici e fecero la loro comparsa i primi tornei. Alla fine del XIX secolo, l’inglese Johannes Zuckertort e l’austriaco Wilhelm Steinitz si proclamarono entrambi i migliori giocatori del mondo. Per stabilire chi fosse davvero il più forte, il 5 gennaio 1886 si disputò negli Stati Uniti un campionato mondiale di scacchi. Wilhelm Steinitz vinse, diventando il primo campione del mondo di scacchi.
Uno spunto per viaggiare
Nel 1454, nella città italiana di Marostica, in provincia di Vicenza, due giovani nobili si contendevano la mano di una donna. I pretendenti volevano porre fine alla disputa con un duello all’arma bianca, ma tale pratica era vietata nella regione. Il padre della giovane contesa propose allora una partita a scacchi. Il vincitore avrebbe avuto il diritto di sposare la figlia, mentre il perdente avrebbe potuto sposare la figlia minore. I due accettarono le condizioni. Per rendere lo spettacolo ancora più suggestivo, la partita prese una piega inaspettata: invece di usare i pezzi sulla scacchiera, ciascun giocatore comandava uomini e donne in carne e ossa, che camminavano e si disponevano come pezzi viventi degli scacchi.
Questa partita è diventata una tradizione che sopravvive ancora oggi. Ogni due anni, a settembre, la città di Marostica ospita una partita a scacchi vivente. Nel corso degli anni, alla rappresentazione sono stati aggiunti musica, danzatori e fuochi d’artificio, per celebrare questa tradizione rinascimentale italiana.

Commenta
Questo sito è protetto da hCaptcha e applica le Norme sulla privacy e i Termini di servizio di hCaptcha.